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Formaggi locali con latte «forestiero»: allarme del Consorzio

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RAGUSA. Un mercato senza regole. Con l’ingresso di cagliate proveniente dai paesi esteri per la produzione di prodotti lattiero caseari. Senza alcuna indicazione in etichetta sulla provenienza del latte utilizzato. In un momento in cui il prezzo del latte vive un momento di stasi senza alcuna definizione chiara delle strategie da intraprendere. Il distretto produttivo lattiero caseario parla di una situazione oramai insostenibile per i produttori ragusani. «Abbiamo definito quanto meno allarmante la situazione locale — spiega il presidente del distretto produttivo lattiero caseario, Enzo Cavallo — dove, senza regole ed in maniera incontrollata, la stragrande parte dei formaggi e dei latticini vengono etichettati come "locali" indipendentemente dalla effettiva provenienza della materia prima».

Il distretto produttivo ha chiesto alla Regione di istituire nella sede dell’assessorato all’agricoltura un ufficio periferico dedicato ai problemi della zootecnia. «Si deve prendere atto che all’assessorato regionale all’Agricoltura non esiste né un servizio e neppure un ufficio che si occupa di zootecnia — aggiunge Cavallo — un servizio capace di censire ed esprimere i dati produttivi siciliani, le importazioni, le produzioni tipiche tradizionali ed in grado di monitorare, seguire e divulgare le fonti di finanziamento che si vanno rendendo disponibili a livello nazionale e comunitario e di elaborare proposte per il comparto. Lo stesso dicasi per il sito web dell’assessorato». L'unico dato rilevabile è quello delle «quote latte» che restano in vigore fino al 31 marzo 2015. «Ma quale politica di settore può mai esprimere un assessorato regionale — precisa il presidente del distretto produttivo lattiero caseario — se non si conoscono i dati relativi alla consistenza qualitativa e quantitativa delle produzioni isolane? Come se non bastasse, non si ha alcuna notizia circa l’ applicazione del decreto assessoriale, 28 dicembre 1998, su formaggi tipici siciliani: quali controlli e con quale esito sono stati e vengono effettuati a tutela delle produzioni casearie storiche e tradizionali, oltre che a tutela della trasparenza di etichettatura per i consumatori».

Il presidente del distretto produttivo lattiero caseario ha chiesto un confronto con il Prefetto Annunziato Vardè. «Cosi non si può continuare — denuncia Cavallo — il distretto, anche se non valorizzato dalla Regione come previsto dalla legge, deve mettere ordine in una filiera nell’ambito della quale non esistono regole in grado di garantire tutte le imprese e i consumatori. Tante tonnellate di cagliata vengono trasformate in provincia e non si fa niente per imporre che siano etichettati con la corretta indicazione dell'origine del latte utilizzato. Per questo abbiamo chiesto un incontro col Prefetto per fare il punto della situazione».

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