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Pozzallo, i superstiti del naufragio: «Salvi perché ci siamo aggrappati alla chiglia della barca»

Uno dei sopravvissuti all'arrivo a Pozzallo

«Ci siamo salvati perché siamo riusciti ad aggrapparci alla chiglia della barca. Tutti gli altri sono stati portati via dalle onde. Io sono rimasto incastrato sotto la barca e ho bevuto tantissima acqua». E la drammatica ricostruzione dell’ultimo naufragio di migranti nel Mediterraneo fatta da parte di uno dei superstiti a uno psicologo e un mediatore interculturale di Medici senza frontiere che hanno assistito 15 dei 17 sopravvissuti presenti nell’hotspot di Pozzallo.

Avere la possibilità di chiamare a casa per dire di esser vivi è quello che hanno chiesto a Pozzallo i 15 sopravvissuti dal naufragio a nord di Bengasi.

Gli altri due migranti sono ricoverati in ospedale, a Modica, ma non in gravi condizioni. Sono tutti ancora provati. «Abbiamo sentito le grida di gioia delle loro famiglie all’altro capo del telefono. Dopo avere appreso la notizia del naufragio tramite social media e messaggi, erano convinti che i loro figli fossero morti. È stato un momento molto emozionante», ha raccontato Marina Castellano, team leader dell’intervento di Msf - Medici senza frontiere - all’hotspot di Pozzallo operato da uno psicologo e un mediatore interculturale.

Tutti tra i 18 e i 35 anni, provenivano da uno stesso villaggio, si conoscevano tra loro. L’unico che viaggiava con dei familiari, ha visto scomparire tra le onde lo zio e il cugino. «Ci siamo salvati - ha raccontato - perché siamo riusciti ad aggrapparci alla chiglia della barca. Tutti gli altri sono stati portati via dalle onde. Io sono rimasto incastrato sotto la barca e ho bevuto tantissima acqua». Partiti da Tobruk l’8 marzo, prima di essere soccorsi da un mercantile hanno visto un elicottero sorvolare la loro barca. Mentre il mercantile provava a soccorrerli l’imbarcazione su cui navigavano si è capovolta e 30 persone hanno perso la vita. Le persone sopravvissute sono ancora molto provate, dice Msf il cui team è ancora all’interno dell’hotspot e non ha ancora concluso l’intervento di assistenza ai superstiti.

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