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IL CASO

Paziente morto a Modica, la Regione dispone ispezione

OSPEDALI, sanità, Ragusa, Cronaca
La corsia di un ospedale

L’assessorato regionale alla Salute ha disposto una commissione ispettiva per fare luce sul caso denunciato sui social dalla figlia di un paziente originario di Modica deceduto alcune settimane fa. Le ispezioni riguarderanno tutte le aziende sanitarie coinvolte nella vicenda.

Al centro dell’ispezione disposta dall’assessorato regionale alla Sanità ci sono almeno quattro ospedali e un’Asp. Gli accertamenti riguardano la morte di un avvocato di Modica, la cui vicenda 'clinica' è ricostruita dalla figlia su Facebook.

«Il 5 novembre è il giorno in cui a mio padre, gravemente malato - scrive - era stato fissato un appuntamento per una visita medica al reparto di Pneumologia del Policlinico di Catania, unico reparto in Sicilia autorizzato a somministrare un farmaco in grado di ottenere risultati contro la patologia di cui soffriva. Mio padre, dopo tenace lotta, ci ha lasciati ai primi di settembre».

«Se il Policlinico fosse stato l’unico interlocutore al quale avessimo chiesto aiuto e supporto - aggiunge - la nostra pace sarebbe compromessa. Fortunatamente ci siamo trovati nelle condizioni di poter chiamare il Policlinico Gemelli a Roma e ottenere velocemente una visita a pagamento con un luminare della Pneumologia, che ci ha delicatamente esortati a comprendere che la situazione era così grave che quel famoso farmaco non avrebbe inciso in maniera significativa sulle condizioni di salute generali di mio padre. Lo stesso luminare ci ha raccomandato di rivolgerci alla Pneumologia del Policlinico di Catania, definendola d’eccellenza. E però l’appuntamento rimaneva fissato al 5 novembre. Abbiamo tentato - ricostruisce - allora di riporre speranze in un’altra eccellenza siciliana, l’Ismett di Palermo, ma alla data di oggi non è ancora pervenuta la loro interpretazione della cartella clinica che gli avevamo recapitato».

Ricorda inoltre che ad agosto non ha potuto ricevere assistenza dall’Asp di Ragusa «dove c'era un solo oncologo di turno». «Un altro giorno - ricorda - ti arriva la telefonata della Pet in manutenzione mentre sei già in viaggio per il Cannizzaro di Catania, e un’altra volta, post intervento, mandi i carabinieri al Garibaldi di Catania a recuperarti il reperto istologico di cui attendi gli esiti da due mesi, e tu te lo spedisci da solo a Bologna, che te lo restituisce in 12 giorni con referto scusandosi per il ritardo».

«Queste memorie del 5 di novembre - conclude - non vogliono essere rabbiose: nessuna congiura e nessun attacco a nessun potere. E' un’esperienza, sono fatti, è percepire che quel piccolo passo in più lo dobbiamo ancora imparare a fare. Però se fossi un dirigente, un direttore sanitario o un politico vorrei leggere parole come queste, con attenzione, e sarebbe opportuno usare meno alterigia di quella già riscontrata, perché è nelle persone che si trovano le risposte».

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