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Ragusa, dopo il rogo verrà ricostruita la Tenda dell'Accoglienza

«La “Tenda dell’Accoglienza” di Ragusa tornerà, grazie anche alla solidarietà di tanti cittadini e degli operatori dell’accoglienza, ancora più colorata e forte sul Ponte Vecchio». Lo ha detto ieri sera Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, con riferimento al rogo che ha distrutto la Tenda. Meli sottolinea di essere pronto a ricostruire il simbolo di quella che lui stesso definisce «la famiglia umana» a cui rivolge un appello: «Ringrazio le Istituzioni e tutti coloro che hanno manifestato la loro solidarietà! Chi vuole può contribuire portando in Fondazione un pezzo di stoffa cm 40x40 di qualsiasi colore. La famiglia umana sarà così sempre più rappresentata», conclude Meli.

La tenda è stata incendiata lunedì notte. Era e tornerà ad essere il simbolo della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in vista della quale la Fondazione San Giovanni Battista ha curato la realizzazione di molti eventi. Era stata inaugurata alla presenza dei rappresentanti della Prefettura, della Questura, del Libero consorzio comunale di Ragusa, del Comune di Ragusa, del Comune di Comiso e della Diocesi di Ragusa, il 20 settembre in piazza San Giovanni, ed era stata poi trasferita presso Ponte vecchio dove era stato collocato il drappo formato dalle unione di stoffe differenti. Sulle stoffe scritte inneggianti all’accoglienza e alla disponibilità umana rivolte agli individui appartenenti a razze e a etnie differenti.

«Attraverso la tenda abbiamo voluto ricostruire un luogo di incontro e partecipazione, terreno fertile per lo sviluppo di un Noi sincero e arricchente. Il cammino che Papa Francesco ci ha proposto - dice il presidente Meli - è faticoso, impervio ed esigente ma, davanti a questo atto vandalico, capiamo quanto sia importante continuare in questo percorso, attraverso l’impegno della Comunità e il lavoro che gli operatori dell’accoglienza fanno giorno dopo giorno».

L’incendio della tenda ha anche suscitato reazioni a Ragusa. «Esprimo piena solidarietà alla Fondazione e al presidente Renato Meli - ha detto Nello Dipasquale, parlamentare regionale del Partito Democratico - e sono davvero sorpreso dall’accaduto: Ragusa è sempre stata una città tollerante e inclusiva. Per questa ragione giudico preoccupante l’episodio e temo che alcune posizioni estremiste e razziste comincino a farsi spazio in città. In attesa che si faccia piena chiarezza sull’accaduto, mi auguro che si sia trattato solo del gesto di qualche balordo che non ha capito cosa rappresentava quel simbolo né le conseguenze delle proprie azioni».

«Lo spiacevole gesto – dichiara la professoressa Angela Di Salvo, coordinatrice di Italia Viva a Ragusa – rappresenta un vergognoso e chiaro segnale di intolleranza e di rifiuto del pensiero cristiano che pone gli uomini sullo stesso piano e che invita all’amore e alla disponibilità umana, soprattutto verso quei fratelli che sono stati più sfortunati di noi e che sono stati costretti, a causa della miseria, delle guerre e dell’instabilità politica dei loro paesi, a fuggire dalla terra natia e a cercare fortuna in altri stati affrontando non solo i rischi del viaggio migratorio, ma anche l’umiliazione e il disprezzo da parte di alcune fasce delle popolazione indigena».

Anche Confcooperative provinciale Ragusa esprime piena e convinta solidarietà alla fondazione San Giovanni Battista per l’odioso atto vandalico. Il presidente provinciale Gianni Gulino si dice esterrefatto «perché è stato colpito un simbolo di pace e di integrazione. Tra l’altro, la collocazione su un ponte simboleggia proprio la volontà di unire. Questi gesti – afferma Gulino – poco o nulla hanno a che vedere con la cultura di tolleranza e di accoglienza della città di Ragusa. Nel manifestare la nostra più profonda solidarietà a tutti i componenti della fondazione, con in testa il presidente Renato Meli, auspichiamo che gli autori di questo gravissimo episodio possano essere individuati e posti dinanzi alle loro responsabilità».

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