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Minacce di morte a un giornalista di Ragusa, 7 denunciati

Il giornalista pubblicava l'articolo di cronaca sulle vicende giudiziarie e i parenti o «simpatizzanti» degli arrestati commentavano la notizia con insulti e minacce di morte per il giornalista che aveva «osato» fare il proprio lavoro, esercitando il diritto di cronaca

RAGUSA. La Polizia di Stato ha eseguito decine di perquisizioni in casa di residenti a Ragusa, Vittoria e Comiso che varebbero minacciato, attraverso i profili Facebook, un giornalista di Ragusa che aveva scritto diversi articoli sui fenomeni mafiosi della provincia iblea. Le minacce dei soggetti indagati - dice la Ps -  oltre ad essere particolarmente gravi erano anche più che esplicite, addirittura uno dei denunciati aveva pubblicato delle foto che lo riprendevano con un fucile in mano. Le minacce in molti dei casi sono state messe in atto da soggetti legati da rapporti di parentela con persone arrestate. Il giornalista pubblicava l'articolo di cronaca sulle vicende giudiziarie e i parenti o «simpatizzanti» degli arrestati commentavano la notizia con insulti e minacce di morte per il giornalista che aveva «osato» fare il proprio lavoro, esercitando il diritto di cronaca.

Al termine degli accertamenti la Polizia di Stato ha denunciato per minacce gravi le persone che avevano minacciato il giornalista. I. LM. 25 anni e il fratello V. LM. d 28 anni sono stati denunciati per detenzione illegale di munizioni d'arma da fuoco: nel garage della loro abitazione sono state trovate cento cartucce e un'ogiva che sarà inviata alla polizia scientifica per le analisi balistiche. Al termine della perquisizione sono state rivenute quasi 100 cartucce idonee per diverse tipologie di pistole e fucili. «La Polizia di Stato ha portato a termine un' attività operativa di perquisizioni a carico di soggetti pregiudicati che erroneamente pensavano di poter minacciare attraverso i social network professionisti impegnati nello svolgimento del proprio lavoro», dice il dirigente della squadra mobile di Ragusa Antonino Ciavola.

Sette persone, tra residenti a Ragusa, Vittoria e Comiso, sono state denunciate per minacce gravi dalla Polizia di Stato di Ragusa perchè avrebbero minacciato attraverso i profili Facebook un giornalista di Ragusa che aveva scritto diversi articoli sui fenomeni mafiosi della provincia iblea. Uno di essi avrebbe pubblicato delle foto nelle quali imbracciava un fucile. Le minacce in molti dei casi sarebbero state messe in atto da parenti di persone arrestate dalla Polizia di Stato. Il giornalista pubblicava l'articolo di cronaca sulle vicende di polizia giudiziaria ed i parenti o 'simpatizzantì degli arrestati lo avrebbero commentato con insulti e minacce di morte. Due di essi sono anche stati denunciati per detenzione illegale di arma da fuoco dopo che durante alcune perquisizioni gli agenti della squadra mobile hanno trovato nel loro garage un'ogiva, che sarà inviata alla Polizia Scientifica e circa 100 cartucce di vario calibro per pistole e fucili. Alcuni dei denunciati erano già sottoposti misure di prevenzione imposte dal Questore di Ragusa con le prescrizioni di cambiare condotta e non delinquere ulteriormente. A loro carico probabilmente sarà proposto un aggravamento della misura, mentre a carico di chi non aveva ancora pregiudizi penali saranno proposte nuove misure.

«Desidero ringraziare il prefetto e il questore di Ragusa per la sensibilità dimostrata e per la professionalità con cui la Squadra mobile è prontamente intervenuta a tutela del collega Paolo Borrometi, di Modica, sottoposto a pesantissime minacce su Facebook da parte di soggetti imparentati con pregiudicati». Lo dice in una nota il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, con riferimento alle perquisizioni di cui ha dato notizia oggi la polizia di Ragusa.  «L'operazione della polizia iblea - aggiunge - portata a termine oggi con perquisizioni e sequestri di munizioni, conferma che i nostri timori erano fondati. L'Ordine dei giornalisti di Sicilia, ricevute le segnalazioni di Paolo a proposito delle inquietanti intimidazioni da lui subite, aveva immediatamente rappresentato le proprie preoccupazioni per l'incolumità del giornalista pubblicista. Le forze dell'ordine, già da tempo al lavoro su tutta la vicenda Borrometi, hanno adesso completato un'importante fase dell'indagine. Paolo Borrometi non è mai stato solo. Accanto a lui, oltre agli investigatori, ci sono tutti i giornalisti siciliani».

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