L’omicidio nelle serre a Vittoria, l’indagato: sono stato io

VITTORIA. Resta in carcere a Ragusa il presunto assassino di Sultan Tipu. Si tratta di Iulian Ciubotaru, 25 anni, rumeno incensurato e operaio agricolo in una delle tante aziende serricole del vittoriese. L’uomo davanti al giudice delle indagini preliminari ha confessato il delitto pur facendo alcune precisazioni. Al giudice Elio Manenti ha detto che era sua intenzione spaventare la vittima mostrandogli il coltello per farsi dire dove si trovava un suo connazionale. L’indagato, infatti, ha dichiarato di essere andato in contrada Resinè a per cercare un’altra persona, ma che, avendo trovato Tipu, che negava vi fossero altri in casa, lo ha colpito. Già davanti al pm Federica Messina l’uomo ha confessato e subito dopo ha condotto i carabinieri nel luogo dove aveva nascosto i vestiti - i jeans ed una maglietta sporchi di sangue - ed il coltello, riposto in una scatola che ne conteneva altri. L’arma, con un’impugnatura di colore blu, corrispondeva a quella descritta da due pastori che lo avevano visto poco dopo l’omicidio mentre fuggiva in bici. Iulian Ciubotaru è accusato di omicidio volontario aggravato e porto di oggetti atti ad offendere.
Come detto il rumeno ha detto che non voleva uccidere Tipu ma la situazione è precipitata, complice anche l’alcol bevuto poco prima. L’avvocato difensore Daniele Drago dopo la convalida del fermo ha presentato un ricorso al Tribunale della Libertà per ottenere per l’indagato una misura meno afflittiva del carcere. A mettere gli inquirenti sulla pista rumena, è stata l’ultima frase prima di morire pronunciata da Sultan Tipu al proprietario del casolare preso in affitto con altri connazionali: «Il rumeno mi ha accoltellato». Poi si è accasciato al suolo in un punto distante una ottantina di metri dal luogo del fatto di sangue. Secondo le indagini dei Carabinieri coordinate dal pm Federica Messina il romeno avrebbe infilato la lama del coltello che aveva in mano al torace di Sultan Tipu, il bengalese di 26 anni, coetaneo, che dimorava in un casolare semidiroccato in mezzo alle campagne fra Vittoria e Scoglitti. Al riconoscimento dell’assassino i carabinieri sono arrivati dopo diversi passaggi investigativi diretti dal capitano Francesco Soricelli e condotti al tenente Luca Armao e al maresciallo di Scoglitti Rosario Piscopo. La svolta definitiva è stata data quando dopo qualche ora dell’omicidio, è giunto sul luogo del delitto un amico della vittima che ha permesso di risalire alla sua completa identità, fornendo preziose informazioni sul suo conto.

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