Hanno scelto di non rispondere in aula i parenti di Alex Ventura, ventinovenne a processo davanti alla Corte di Assise di Siracusa per l’omicidio del 22enne Giovanni Russo, ucciso a Vittoria, nel Ragusano, con due colpi di fucile, uno alla testa e uno al cuore, a distanza ravvicinata la sera del 27 febbraio del 2024. È accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Sono stati chiamati a deporre la madre e il padre, la compagna e il suocero di Ventura, ma hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere; sono state acquisite le sommarie informazioni già assunte. Nell’udienza odierna, è stato sentito un militare che ha partecipato alle indagini. La prossima udienza si terrà l’8 aprile, data in cui verrà sentito un teste di polizia giudiziaria che si occuperà di relazionare sull'acquisizione delle immagini di alcune telecamere a circuito chiuso. Già calendarizzata l’udienza del 27 maggio, quando probabilmente emergeranno altri elementi dalle intercettazioni - all’epoca disposte dalla Procura iblea -, e che sono state oggetto di un incarico peritale che ha prodotto le trascrizioni. Secondo quanto emerso dalle testimonianze in dibattimento, un paio d’anni prima dei fatti, Russo aveva chiesto una sigaretta a Ventura che gliel'aveva negata; si sarebbe arrivati alle mani e Ventura - ma si tratta di fatti riferiti - avrebbe «promesso» vendetta. Secondo quanto ricostruito in fase di indagine, la vittima e l’omicida, che appunto, avevano dei vecchi dissapori, si sarebbero incontrati per caso davanti all’abitazione di Ventura. Ne sarebbe seguito un diverbio. A distanza di poco tempo, Ventura, che è difeso dall’avvocato Santino Garufi, avrebbe preso un fucile e sparato a Russo due colpi fatali per poi darsi alla fuga, liberarsi del fucile e consegnarsi dopo qualche ora, ai carabinieri di Vittoria. La famiglia di Russo si è costituita parte civile.