L'INCHIESTA

L'ex sindaco di Vittoria accusato di corruzione: "Auspico processo pubblico"

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Giuseppe Nicosia

«Ora che la Procura di Catania ha chiuso le indagini preliminari riguardante l'inchiesta 'Exit poll' e gli atti non sono più coperti da segreto istruttorio, posso liberamente esprimermi in ordine ai gravissimi e madornali errori giudiziari che mi hanno coinvolto». Lo dice l’ex sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, che non deve rispondere più dell’ipotesi di reato di scambio politico-mafioso ma di corruzione elettorale: l’iniziale accusa che lo portò agli arresti domiciliari il 21 settembre 2017 è stata infatti derubricata.

«Dovrei essere soddisfatto - dice l’ex sindaco di Vittoria - dell’ammissione di errore giudiziario, implicita nello stesso avviso di chiusura delle indagini, che esclude e cancella l'ignominiosa quanto infondata accusa ex articolo 416 ter a mio carico. E non poteva essere altrimenti dopo che sia il gip di Catania, sia il Tribunale del Riesame, sia la Corte di Cassazione avevano, ognuno secondo il proprio ruolo, revocato gli arresti e dichiarato illegittimi gli atti compiuti a mio carico per mancanza di indizi di reato. Le contestazioni minori che residuano nei miei confronti sarebbero risibili se non avessero la valenza di ledere ingiustificatamente un’azione amministrativa portata avanti per anni all’insegna della correttezza. Dietro il roboante titolo di corruzione elettorale si cela null'altro che l’accusa di aver corrisposto contributi assistenziali per poche decine di euro a 4, dico 4, famiglie bisognose (è la stessa Procura che ritiene nel capo di imputazione che ne avessero i requisiti e dunque diritto), così come quella di aver prorogato per qualche settimana l’appalto all’azienda dei rifiuti perché nessun’altra ditta partecipava ai bandi indetti dal Comune, per come a suo tempo da me denunciato alla locale procura, fatto obbligato per non lasciare la città in preda ai rifiuti».

«Sono ipotesi accusatorie di tale minimo rilievo - aggiunge l'ex sindaco di Vittoria - e così lontane dalla verità da far ritenere che si mantengano in vita solo per giustificare l'esistenza di un processo, destinato a naufragare nel nulla, come quelli precedentemente intentati ingiustamente contro altri amministratori della provincia di Ragusa. Processo che a questo punto sono io a chiedere che venga celebrato al più presto possibile e nella forma più pubblica possibile per dare spazio alla verità giudiziaria piuttosto che al chiacchiericcio calunnioso».

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