DOPO LE MINACCE

Il vescovo di Ragusa: "Borrometi rischia come Don Pino Puglisi"

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Il giornalista Paolo Borrometi

RAGUSA. «Dobbiamo far sentire a Paolo Borrometi e a tutti coloro che si battono per la legalità che siamo dalla loro parte. Un modo per metterci tutti quanti la faccia e far sapere che Borrometi non è isolato e neanche tutti gli altri». Così il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ospite di "Siamo noi" su Tv2000, durante la puntata dedicata all’impegno della Chiesa contro la mafia ha rivolto un forte appello al vescovo di Ragusa. Tra gli ospiti della puntata di "Siamo noi" anche il giornalista minacciato di morte dalla mafia, Paolo Borrometi.

Dal 16 aprile a oggi la Conferenza episcopale siciliana si è riunita a Piazza Armerina per i lavori della sessione primaverile. Tra i punti nell’ordine del giorno l’ organizzazione di una manifestazione per ricordare il XXV anniversario del grido di Giovanni Paolo II contro i mafiosi nella Valle dei Templi con la stesura di un messaggio al popolo siciliano da parte dei vescovi.

«Voglio avanzare una proposta al vescovo di Ragusa - ha spiegato Giulietti -. Paolo Borrometi è a rischio e ha scritto delle inchieste proprio sulla realtà di Ragusa. In quella terra non mancano persino avvocati e non solo che a mezza bocca dicono che Borrometi come altri si è inventato tutto, che forse si è picchiato da solo, che è ora di finirla di dire queste parole forti contro la mafia e i mafiosi. E’ esattamente il contrario di quello che stiamo dicendo. Mi piacerebbe poter commentare insieme a loro, con il vescovo di Ragusa, a partire da questo documento e poterci riunire tutti a Ragusa invitando le associazioni, don Ciotti, Libera, i magistrati a commentare il vostro documento».

Il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, in collegamento da Piazza Armerina, ha accolto la proposta della Federazione nazionale della stampa italiana. «C'è la piena disponibilità - ha sottolineato - abbiamo dato subito la nostra solidarietà a Borrometi, sappiamo che è una persona perbene. Bisogna mettere un’allerta sulle minacce che riceve dalla mafia prima che vadano a finire come accaduto a don Pino Puglisi e le altre vittime di mafia. Da parte delle persone che vivono in quel territorio ci deve essere una convergenza e una solidarietà sapendo che con la mafia non si scherza. Sono senza scrupoli, se devono eliminare qualcuno lo fanno senza avere nessuna pietà o movimento di coscienza».

© Riproduzione riservata

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