A POZZALLO

Nave Ong sequestrata, capitano e capo-missione indagati per immigrazione clandestina

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La nave della ong spagnola ProActiva Open Arms sequestrata a Pozzallo

POZZALLO. Sono il capo della missione, Anabel Montes, e il capitano della nave, Marc Reig, i due indagati della Ong ProActiva Opern Arms, dei tre iscritti nel registro notizie di reato, dalla Procura di Catania per associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina.

A renderlo noto è la stessa organizzazione sul proprio profilo Twitter spiegando che i due ieri "hanno passato diverse ore alla stazione di polizia, dopo essere stati sottoposti volontariamente sabato a un interrogatorio di oltre quattro ore ciascuno, e dopo aver consegnato, anche su base volontaria, tutte le registrazioni dei salvataggi di giovedì, quando si è verificato un incidente con le guardie costiere libiche".

Il terzo indagato è il responsabile dell'Ong che ha parlato con loro dando indicazioni durante le operazioni di salvataggio dei 218 migranti e degli avvenimenti successivi che hanno portato la nave ad approdare e Pozzallo, e che per la Procura risulta ancora ufficialmente non identificato.

Sarà il Gip di Ragusa a decidere sulla richiesta di convalida del sequestro preventivo emesso dalla Procura distrettuale di Catania. La decisione dovrà arrivare entro le 48 ore successive al deposito. Il Giudice per le indagini preliminari competente per territorio, in questo caso Ragusa, si esprimerà soltanto sulla convalida del sequestro preventivo.

Secondo la Ong, il salvataggio di migranti al centro dell'inchiesta sarebbe avvenuto "a 73 miglia nautiche della costa libica, in acque internazionali", ribadisce la ProActiva Open Arms, nella ricostruzione dell''incidente' su Twitter, confermando che "la pattuglia libica è arrivata un'ora dopo che le imbarcazioni di salvataggio delle Open Arms hanno localizzato la barca e assicurato a tutti i naufraghi i giubbotti di salvataggio".

"I migranti - sottolineano dalla Ong spagnola - erano terrorizzati dal fatto di essere costretti a salire sulla motovedetta. Dopo due ore di 'persecuzione', la guardia costiera ha detto che era in grado di salvare la nave. Alcuni di loro si sono tuffati in mare per evitare di essere riportati in Libia".

I migranti hanno poi raccontato ai soccorritori delle "torture che avevano subito in Libia e come i trafficanti hanno estorto le loro famiglie a pagare in cambio della loro liberazione".

"L'Italia in prima linea e l'Unione europea dietro vogliono farci pagare ciò che dovremmo fare. Il crimine di solidarietà è stato inventato", dice duro Oscar Camps, direttore della ProActiva Open Arms, su Twitter.

"Dopo l'incidente con i libici - ha aggiunto - invece di dare un porto di destinazione all'Italia come al solito, il governo italiano ha lasciato le braccia aperte senza un porto sicuro per sbarcare i migranti per 24 ore".

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