A CATANIA

Omicidio Loris, parte il processo d'appello: rigettate le richieste della difesa di Veronica

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Veronica Panarello

CATANIA. Non riparte da zero il processo di secondo grado a Veronica Panarello, la donna condannata a 30 anni di reclusione, dal Gup di Ragusa, per l’uccisione e l'occultamento del cadavere del figlio Loris, 8 anni, assassinato con delle fascette di plastica il 29 novembre del 2014 nella loro casa di Santa Croce Camerina.

Lo ha deciso la Corte d’assise d’appello di Catania che ha rigettato la richiesta della difesa di riaprire il dibattimento. A presentarla l’avvocato Francesco Villardita sollecitando una nuova perizia psichiatrica sull'imputata e un confronto tra Veronica Panarello e il suocero, Andrea Stival, che lei accusa di avere strangolato il bambino che voleva rivelare al padre una loro presunta relazione.

I giudici hanno deciso di non ammettere la richiesta e l’udienza è stata caratterizzata dalla requisitoria del Pg Maria Aschettino e il Pm Marco Rota, che hanno ricostruito le fasi del delitto e le 'bugie' di Veronica Panarello. Il processo, che si svolge a porte chiuse, è stato aggiornato al 28 novembre: previsti la conclusione della requisitoria e l’intervento di una delle parti civili. Ad ascoltare sei giudici popolari, tutte donne.

Una ricostruzione, quella dell’accusa, contestata dall’avvocato Villardita: «Il Procuratore generale - ha commentato - ha tentato, secondo me senza riuscirci, di smontare l'atto d’appello e quindi di rilevare le criticità rilevate dalla difesa. Ma il pm svolge il proprio ruolo e cerca di farlo nel migliore dei modi». Per gli avvocati di parte civile, Daniele Scrofani, che assiste Davide Stival e il figlio minorenne, e Francesco Biazzo, che rappresenta Andrea Stival, l'udienza è stata coerente con il processo di primo grado.

«Il processo adesso è al suo epilogo - ha sottolineato Scrofani - e secondo noi la sentenza di primo grado del Gup Andrea Reale reggerà al vaglio della Corte d’assise d’appello di Catania, perché nelle motivazioni ha chiarito e sciolto tutte le criticità sollevate dalla difesa».

Veronica era in aula. Entrata scortata dalla polizia penitenziaria, ha assistito senza intervenire accanto al suo legale. «E' molto tesa - ha rivelato Villardita - perché ci avviciniamo ad un momento particolare ed è in gioco la sua vita». Il penalista è convinto che «nel processo si metteranno in luce le criticità della sentenza di primo grado». Intanto, ha sottolineato, «l'ordinanza di oggi recita 'allo stato rigettiamo le richieste di apertura del dibattiment0', e questo non esclude che, alla conclusione degli interventi delle parti, la Corte possa accogliere la richiesta della difesa» o che i giudici "escano dalla camera di consiglio non con una sentenza, ma con un’ordinanza che accoglie le nostre richieste».

Prima dell’inizio dell’udienza i legali hanno commentato le dichiarazioni dell’ex compagna di carcere di Veronica Panarello alla quale la donna avrebbe detto di «avere coinvolto il suocero per farla pagare al marito» che l’aveva lasciata durante la detenzione. «Se dobbiamo credere alla detenuta fino in fondo - ha osservato Villardita - allora Veronica non ha ucciso Loris, ma il bambino si è strangolato da solo con la fascetta alla gola: è stato un incidente domestico e andrebbe assolta... ma lei non ha cambiato ricostruzione e continua ad accusare il suocero». Per l’avvocato Biazzo «è una delle ipotesi che avevamo fatto». «Per noi non è una grossa sorpresa, ci dà una conferma, ma non è una novità», ha commentato l’avvocato Scrofani.

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