TRIBUNALE

Vittoria, condannato per minacce a giornalista: rimarrà un anno in una colonia agricola

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VITTORIA. Dovrà rimanere in una colonia agricola per un anno Giambattista Ventura, di 59 anni. Il vittoriese è stato condannato lo scorso 4 aprile dal Tribunale di Ragusa per concorso in tentativo di violenza privata per le minacce al cronista Paolo Borrometi, direttore del sito laspia.it e collaboratore dell’Agi.

Ventura è stato stato inizialmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e successivamente della misura di sicurezza della libertà vigilata proprio per la sua spiccata pericolosità sociale.

Il magistrato di sorveglianza, considerata la pericolosità sociale e la sua condotta per nulla cambiata nonostante fosse destinatario della libertà vigilata, ha disposto il collocamento in una colonia agricola.La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha parlato di «sentenza storica». Il Tribunale di Ragusa ha anche stabilito un risarcimento danni di 25.000 euro a Borrometi, oltre a 5.000 euro di spese processuali. Sono stati disposti anche i risarcimenti di parte civile, da 2.500 euro ciascuno, più 3.000 euro di spese processuali, alla Fnsi, assistita dall’avvocato Francesco Paolo Sisto, all’Ordine nazionale dei giornalisti, rappresentato dall’avvocato Enrico Trantino, e al Comune di Vittoria, presente con il penalista Giuseppe Seminara.

«Non mi terrò i soldi, li devolverò in beneficenza», ha precisato Borrometi, ai microfoni di Rainews 24. «Penso di aver fatto solo il mio lavoro, come tanti giornalisti che lavorano nei territori cercano di farlo e per questo vengono minacciati e intimiditi». Per il giornalista «questa sentenza rappresenta un pezzo di giustizia che oggi è stata fatta. Ho subito minacce, aggressioni, un incendio alla porta di casa, minacce feroci da Ventura e tanti altri - ha ricordato ancora nell’intervista a Rainews -. Per questo penso che oggi sia un momento importante per chi crede nella giustizia: ho sempre denunciato tutto, credo fortemente che l’unica giustizia che possiamo avere sia quella dei tribunali».

Borrometi, che ha rivolto un «pensiero simbolico a Giovanni Spampinato», cronista vittima della criminalità, si è soffermato sul fatto che la sentenza abbia escluso l’aggravante del metodo mafioso ("Sappiamo che la giustizia ha tre tempi, ma oggi permettetemi di essere veramente felice per aver ottenuto almeno simbolicamente giustizia") ed ha ammesso di avere «molta paura» per il fatto che Ventura torni in libertà, «così come mi fa paura dover andare a testimoniare in altri quattro processi. Ma sono convinto che la paura non ci debba fermare: non ho nulla di eroico, ho solo la voglia di continuare a raccontare».

«Chi minaccia un giornalista, in questo caso Borrometi, minaccia il diritto di cronaca e indebolisce il diritto dei cittadini a essere informati. Per questo va perseguito in tutte le sedi, non lasciando soli i colleghi minacciati», commentano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. «E' stato affermato un principio importante. L’Ordine sarà sempre al fianco dei giornalisti intimiditi», ha detto l’avvocato Nino Caleca che a nome dell’Ordine regionale dei giornalisti di Sicilia aveva chiesto il risarcimento simbolico di un euro, richiesta rigettata perché assorbita dal risarcimento riconosciuto all’Ordine nazionale. Per Vittorio di Trapani, segretario Usigrai, si tratta di una "una sentenza contro chi minaccia, contro chi vuole intimidire i giornalisti».

Le minacce risalgono allo scorso aprile quando Ventura ha pubblicato sulla bacheca o nei commenti alle notizie del quotidiano on line laspia.it messaggi dal contenuto inequivocabile: “Ti scippu a testa; d’ora in avanti sarò il tuo peggiore incubo e poi ci incontreremo nell’aldilà; se vuoi ci incontriamo anche negli uffici della Polizia, tanto la testa te la scippu u stissu; tu ci morirai con il gas; ti daremo in bocca ciò che meriti; durerai poco cesso di m...a, tutti avete figli, ma di dire questa acqua non ne bevo; vi auguro sempre il meglio; pezzo di ferme troppo bordello stai facendo, fai a ca...e che Dio di fulmini, avete finito di rompere i c....i”.Queste minacce avevano il preciso obiettivo di non far pubblicare più notizie su Vittoria e sulla mafia iblea al giornalista Paolo Borrometi.

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