MAFIA

Operazione Reset, perizia tecnica sulle armi dei vittoriesi arrestati

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VITTORIA. l pm della Dda Valentina Sincero ha chiesto ed ottenuto l’incidente probatorio davanti al Gip del Trubunale di Catania Loredana Pezzino per i tre vittoriesi arrestati per associazione mafiosa dalla polizia nell’operazione denominata «Reset», messa a segno con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Il rappresentante dell’accusa vuole sapere se le armi ritenute a disposizione del gruppo facente capo a Filippo Ventura sono state utilizzate in azioni delinquenziali e se sono state modificate con caratteristiche da armi da guerra.

Gli indagati sono il genero e due figli del citato Filippo Ventura, secondo gli inquirenti, punto di riferimento del clan Dominante-Carbonaro della «Stidda». Si tratta di Marco Di Martino, 31 anni, di Angelo Ventura, detto «Elvis», di 29 anni, e di Jerry Ventura, di 27 anni. Davanti al Gip etneo il terzetto è stato difeso dall’avvocato Giuseppe Di Stefano.

Nell’ambito dell’incidente probatorio il giudice Pezzino ha dato incarico di esaminare le armi trovate a casa di Di Martino nell’ottobre scorso all’ispettore Biagio Manetto, già responsabile della sezione balistica della polizia scientifica di Palermo. Si torna in aula l’8 luglio. L’ex poliziotto, infatti, ha chiesto 65 giorni per depositare la perizia. Anzi ne aveva chiesto di più ma il giudice ha detto che l’incidente probatorio deva chiudersi prima dell’estate.
A fare scattare il blitz che ha permesso di trovare le armi in casa del genero «ro zu Filippu», oltre alle indagini della Mobile di Ragusa e del Commissariato di Vittoria, anche le dichiarazioni di cinque collaboratori di giustizia, tra cui anche un parente acquisito dei tre indagati. I reati contestati ai vittoriesi sono l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la detenzione di una pluralità di armi di diverso tipo. Alla luce della perizia l’accusa potrebbe aggravarsi. Nel vasto arsenale posto sotto sequestro, anche fucili di precisione, con matricola abrasa e di provenienza furtiva. Secondo gli inquirenti le armi, trovate a casa di Di Martino, sarebbero state nella disponibilità degli esponenti della «Stidda».

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