TRIBUNALE

Ragusa,il Riesame annulla sequestro di beni ad un avvocato

RAGUSA.  Il Tribunale del Riesame (presidente Vincenzo Saito, a latere Vincenzo Ignaccolo e Gaetano Dimartino) ha disposto l’annullamento del sequestro preventivo eseguito lo scorso 14 luglio nei confronti di un avvocato del Foro di Ragusa. L’ipotesi di reato per cui il Gip del Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo per equivalente di un importo di circa 350.000 euro (la nota della Finanza parlava di 400 mila euro) riguardava la presunta omessa dichiarazione di ricavi nelle annualità di imposta dal 2010 al 2013, emersa dall’attività ispettiva condotta da parte della Guardia di Finanza – Compagnia di Ragusa - nei confronti dello studio legale associato di cui l’avvocato era stato qualificato come legale rappresentante, particolare contestato dalla difesa del professionista davanti al Riesame.
Il Tribunale, accogliendo l’istanza di riesame proposta dal difensore dell’avvocato, ha disposto l’immediato annullamento del decreto di sequestro, ritenendo che l’accertamento fiscale alla base dello stesso è da considerare errato sotto diversi profili e che non sussistono i presupposti per la misura preventiva, essendo del tutto incerti gli elementi da cui potere presumere una responsabilità del professionista. Il Tribunale di Ragusa ha dato incarico alle Fiamme gialle di rinconsegnare al professionista, difeso dall’avvocato Vito Melfi, i beni sequestrati, ovvero titoli, azioni e denaro contante.
Il sequestro preventivo per equivalente era stato disposto dal Gip del Tribunale Andrea Reale su richiesta del sostituto procuratore Valentina Botti. Secondo quanto sostenuto dalla Guardia di Finanza il professionista ragusano cinquantacinquenne nel presentare le dichiarazioni modello unico per società di persone per gli anni 2011 e 2013 avrebbe omesso di indicare entrate per circa 1.800.000 euro, denaro che il legale avrebbe, dalle indagini dei militari, versato su conto corrente.

Secondo le Fiamme Gialle, inoltre il professionista, nel tentativo di sfuggire alle responsabilità penali e fiscali avrebbe deliberatamente cessato l’attività professionale il 30 aprile dello scorso anno ma avrebbe continuato di fatto a svolgere la professione con una nuova partita Iva e con nuovi associati. La difesa ha fatto rilevare che il professionista non è più associato ma svolge l’attività forense da solo. S. M. 

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