IMMIGRAZIONE

Falso naufragio per salvare uno scafista, fermato a Pozzallo

La ricostruzione fornita dai testimoni alla polizia di Stato non era credibile, e dopo un paio di ore è venuta fuori la verità

POZZALLO. Raccontare che avevano fatto naufragio e che l'equipaggio era morto annegato: era la storia, falsa, che l'organizzazione di trafficanti di esseri umani che opera in Libia aveva imposto di raccontare in Italia ai 294 migranti che sono stati poi soccorsi dal pattugliatore della Marina Militare tedesca 'Hessen' e sbarcati ieri a Pozzallo. La ricostruzione fornita dai testimoni alla polizia di Stato non era credibile, e dopo un paio di ore è venuta fuori la verità.

Il presunto scafista, un eritreo, è stato così individuato e fermato su disposizione della Procura di Ragusa. La squadra mobile della Questura ha anche individuato, grazie alle testimonianze dei migranti, altri due eritrei accusati di essere tra gli uomini armati che si occupavano della vigilanza sui 'partentì in Libia. Sono un maggiorenne, che è stato arrestato, e un minorenne che è stato denunciato in stato di libertà.

Subito dopo il recupero degli extracomunitari nel Canale di Sicilia era stato lanciato l'allarme di un naufragio con 50 morti. Agli investigatori i migranti salvati dalla nave militare tedesca hanno però poi ammesso di aver mentito. "Abbiamo inventato tutto. C'era stato detto - hanno affermato - di dire così perché non avreste arrestato gli scafisti. Nessuno di noi è caduto in acqua, siamo tutti sani e salvi grazie al vostro aiuto. Scusateci". Ed hanno collaborato portando all'individuazione dei tre eritrei. I fermati, con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sono Tedros Nugusa, di 32 anni, e Moussa Ahmed, di 25, entrambi eritrei. Il denunciato, per lo stesso reato, è un 17enne, anch'egli eritreo, E.G. È la prima volta che le indagini portano al fermo di due persone che hanno operato prevalentemente in Libia. Gli investigatori hanno accertato la presenza di una organizzazione mista, fatta di libici ed eritrei. "Questi due - hanno riferito testimoni - erano quelli che appena ci alzavamo all'interno del capannone, anche solo per andare in bagno, ci picchiavano con dei grossi bastoni ed erano armati di pistole, dovevano vigilare affinché nessuno allontanasse attirando controlli sul capannone". Il presunto scafista è stato trovato in possesso di 1.700 dollari. Le indagini sono state eseguite da polizia di Stato, squadra mobile, guardia di finanza e carabinieri e coordinate dalla Procura di Ragusa.

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