TERRITORIO

Legambiente: «Stop ai nuovi alberghi a Ragusa»

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L’associazione contro l’atto d’indirizzo del Movimento 5 Stelle in Consiglio: «Il problema non è aumentare i posti letto ma allungare la stagione turistica»

RAGUSA. Dieci alberghi potranno sorgere sul territorio di Ragusa. La manifestazione d’interesse per la realizzazione di strutture alberghiere è stata messa a punto dopo un iter lungo e farraginoso. Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle ha redatto un atto di indirizzo, votato in consiglio comunale, con alcune linee guida. Il documento da mandato agli uffici di riesaminare, entro 30 giorni, i siti oggetto delle richieste. Legambiente Ragusa parla dell’ennesimo tentativo di cementificare la campagna iblea. «Con la propagandistica scusa della ricettività turistica – spiegano gli ambientalisti - i soliti noti forse stanno tentando ciò che è riuscito nel passato e che probabilmente si sta tentando ancora oggi: costruire strutture ricettive e poi trasformarle in appartamenti da vendere.

Ma stavolta il partito del cemento ha il volto della nuova maggioranza al consiglio comunale del Movimento 5 Stelle. Buttandosi alle spalle la parola d’ordine consumo di suolo zero, dopo aver cacciato dall’amministrazione chi si era espresso in senso opposto, si va nuovamente all’assalto del territorio». Legambiente aggiunge: «L’atto di indirizzo sugli alberghi giunge dopo l’approvazione in commissione, alla Camera dei Deputati, del disegno di legge governativo per la difesa del suolo che i deputati del Movimento 5 Stelle non hanno votato con la motivazione che il testo base del decreto non rispetta il parametro di consumo di suolo netto pari a zero, quello a cui l’Europa ci invita a perseguire». E poi l’affondo: «Evidentemente si predica bene e si razzola male. Come al solito a Ragusa, da buoni gattopardi - aggiunge Legambiente - si rimane sempre indietro a livello culturale anche se stavolta ci si traveste da finti rivoluzionari. L’abbiamo già ripetuto fino alla nausea: il problema non è aumentare i posti letto esistenti quanto aumentarne l’utilizzo allungando la stagione turistica. Invece di correre dietro chimere e modelli anni ’60 occorrerebbe guardarsi intorno».

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