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Brucellosi bovina a Ragusa: «Focolai circoscritti»

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Nel 2015, abbattuti già cinquanta capi

RAGUSA. Le misure di prevenzione si sono intensificate con controlli a tappeto fino a 3 chilometri di distanza dalle aziende colpite dalla brucellosi. Misure straordinarie in tema di biosicurezza e profilassi sanitaria per scongiurare il dilagare di una patologia che ha creato non pochi problemi alle aziende zootecniche. Sono nove i casi accertati dall’inizio dell’anno con 50 capi abbattuti; 258 sono stati quelli del 2014. Una vera e propria epidemia che rischia di paralizzare la commercializzazione e la vendita degli animali. La Confederazione italiana agricoltori parla di emergenza sanitaria che non è stata affronta nel modo migliore. «I problemi sono causati dall’ingresso nel territorio di capi infetti – sostiene il presidente della Cia Ragusa, Enzo Gulino -; evidentemente non ci sono i controlli necessari per bloccare l’ingresso di capi sospetti. Fino a pochi anni orsono la nostra provincia era pressoché indenne oggi, a distanza di pochi anni, si parla nuovamente di emergenza brucellosi».

A distanza di 30 anni ritorna nuovamente l’emergenza brucellosi in provincia. «Nel lontano 1984 la mia azienda è stata duramente colpita dalla brucellosi con 24 capi bovini abbattuti più 13 vitelli - racconta Mattia Occhipinti, allevatore -; tutta l’azienda, in pochi giorni, è stata totalmente distrutta. Come indennizzo ho ricevuto solo 300 euro a capo abbattuto. Solo negli anni novanta, la legge 12, e con l’iscrizione a libro genealogico dei capi bovini, l’indennizzo è stato aumentato con un rimborso pari a 1 milione delle vecchie lire a capo. Ricordo con amarezza i momenti di grande difficoltà che abbiamo vissuto insieme alla mia famiglia per ricominciare a rimettere in sesto l’attività agricola. Per un attimo abbiamo pensato di mollare tutto e andare via. Oggi, a distanza di 30 anni, continuare a parlare di brucellosi è un paradosso.

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