RAGUSA

Tessere «scadute» nel Pd, decadute le cariche assegnate al primo circolo

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Mario D’Asta avvisa: «Dobbiamo costruire un partito unito». La presidenza dell’assemblea potrebbe andare alla minoranza

RAGUSA. Tutto il primo circolo «Pippo Tumino», cioè tutto il gruppo Calabrese ed anche gli altri appartenenti, è senza la tessera del 2014. Una decisione di protesta dei dirigenti del primo circolo scaturita forse dal fatto che non era stata costituita la commissione provinciale di garanzia. Una forma di protesta suggerita ad altri circoli (quelli che hanno firmato i ricorsi con Calabrese) che non è stata presa in considerazione tant’è che tutti hanno consegnato l’anagrafica del tesseramento alla Federazione provinciale entro i termini previsti.

E come dichiara Gaetano Gaglio, responsabile dell’organizzazione, adesso chi non si è tesserato decade dagli organismi. E neanche allo stato attuale c’è la possibilità di una sanatoria. Nel sito nazionale del Pd nel link del tesseramento c’è scritto: «Il tesseramento 2014 è attualmente chiuso».

Quindi nel primo circolo si trovano soltanto Nello Dipasquale e Mario Chiavola, fresco aderente al gruppo del Pd al Consiglio comunale. Adesso il Pd provinciale, considerato che Calabrese si è fatto fuori da solo, potrebbe pensare di riunire l’assemblea e completare gli organismi. Il segretario provinciale Giovanni Denaro potrebbe chiedere al presidente dell’assemblea Lino Giaquinta di convocare l’assise per cercare di trovare soluzioni condivise. Se si torna indietro al congresso con Calabrese fuori dal gioco, a questo punto per propria scelta, resta il terzo candidato Mario D’Asta che dopo avere avuto la carica di vice segretario e dopo essersi dimesso per buttarsi nelle mani di Calabrese, prova a fare il buon samaritano: «Ribadisco la necessità di costruire un partito unito provincialmente che sappia trovare la quadra nella sua complessità e nella sua rappresentatività. Circa logiche di tattica futura e collocazioni non mi interessano.

Mi interessa e mi impegnerò per un partito che sappia rappresentare le istanze di un territorio che ha la necessità di governare i processi della rappresentanza e trasformarli in atti di cambiamento. La contrapposizione, nel nostro partito provinciale, ha bloccato il senso vero della funzione del nostro partito. Il Pd governa a Roma e a Palermo e ha il dovere di provare a vincere le elezioni dappertutto. Per fare questo il pluralismo e l'unità sono due condizioni necessarie per rilanciare un progetto vincente da tutti i punti di vista. Abbiamo necessità di rilanciare il partito, di raccordare l'attività con i parlamentari, di liberare le migliori energie dei nostri territori, di rendere protagonisti i nostri iscritti e di coinvolgere gli elettori. Mi auspico che tutto ciò possa avvenire quanto prima». Insomma il Pd potrebbe cercare di assegnare la presidenza dell’assemblea alla minoranza in una gestione condivisa dei processi.

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