Rivive sullo schermo la storia di Italo, il cane mascotte di Scicli

Il film uscirà nelle sale giovedì prossimo. Ha come interpreti Marco Bocci, Elena Radonicich, Barbara Tabita ed i piccoli Vincenzo Lauretta, Martina Antoci e Matteo Korreshi scelti fra 4mila ragazzi

SCICLI. Quel meticcio quasi labrador, color miele, occhi dolci ma languidi arrivò nel 2009 a Scicli nel momento più triste per il paese. Quando a Sampieri, fra l'intreccio di arbusti della suggestiva Punta Pisciotto, un branco di otto randagi sbranò un ragazzino di dieci anni, Giuseppe Brafa. Tutti diffidenti, se non apertamente ostili, dunque, verso quel randagio che si piazzò in via Francesco Mormino Penna, salotto barocco fra chiese e palazzi nobiliari. Eppure lui, timido ma socievole, scosse una città: si fece amare per i suoi modi, ma anche per la sua riservatezza e i suoi «silenzi». Abbaiava solo se vedeva un'auto entrare su quella strada, area vietata rigorosamente alle auto, limite imposto dalla classificazione «sito Unesco».

Che nome dare a questo randagio che sostava fra bar e pizzerie? Italo? Ovvero Barocco? Si scelse Italo. Nessuno sapeva da dove arrivasse, nessuno ne conosceva l'età. Ma lui si fece amare tanto che la sua storia oggi è diventata un film. A pensare ad Italo, dopo la morte (31 gennaio 2011) ed il seppellimento sotto un prato erboso di Villa Penna, come soggetto per un film è stata Alessia Scarso, giovane regista modicana che si è formata al Centro sperimentale di cinematrografia di Roma.

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