IL CASO

Fiera Emaia, il futuro al centro del dibattito politico a Vittoria

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Dopo le dimissioni «a sorpresa» del presidente Giovanni Denaro che non nasconde dissidi con la direzione dell’ente per «decisioni assunte non in sintonia»

VITTORIA. I problemi covavano da tempo, ma la rottura si è consumata dopo la conferenza stampa di fine anno quando il sindaco, Giuseppe Nicosia, aveva affermato che i problemi dell'Emaia, partono da lontano, addirittura 12 o 15 anni fa. E aveva ribadito la necessità di metter mano all'azienda, che sarebbe comunque sopravvissuta. Poche ore dopo, il presidente Giovanni Denaro, si è dimesso. «Due anni fa - spiega Denaro - quando ho assunto la presidenza dell'Emaia - ho trovato un'azienda già "appesantita". Questo dato era noto».

Denaro chiama in causa la «crisi del sistema fieristico nazionale», ricorda gli appelli a Regione e Camera di Commercio per «ridare smalto all'unica fiera rimasta in attività in Sicilia». «Ma la Camera di Commercio ha preferito sostenere le luminarie di Natale e le sagre di paese piuttosto che l'unica fiera siciliana». Non dimentica i lavoratori. «Sono la vera anima della fiera. Ma alcuni personaggi sostengono che devono ricevere tre menisilità. È falso. Devono percepire solo lo stipendio di dicembre». Ma ciò che sembra abbia fatto «traboccare il vaso» è il «venir meno del rapporto di fiducia con il direttore, Paolo Sbezzo». Denaro si dice «non soddisfatto della gestione della fiera» e «di decisioni assunte non in sintonia con la presidenza, creando non pochi imbarazzi».

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