Comiso, nella pista dell’aeroporto con le Ferrari: sindaco Alfano assolto

Il primo cittadino era accusato del reato di abuso di ufficio. Sentenza emessa ieri dal gup Claudio Maggioni
Ragusa, Archivio

COMISO. Il sindaco di Comiso, Giuseppe Alfano, è stato assolto con formula piena, perchè il fatto non sussiste, dal reato di abuso d’ufficio. Il processo è nato da un sopralluogo del primo cittadino comisano, avvenuto il 3 dicembre 2011, quando avrebbe accompagnato alcuni proprietari di auto Ferrari e di una Porsche all’aeroporto casmeneo per effettuare delle prove sulla pista. Alfano spiegò, qualche giorno dopo, che si era trattato di un sopralluogo per verificare la fattibilità di un’iniziativa di beneficenza. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, al termine del processo col rito abbreviato. Alla luce delle indagini anche il Pm Federica Messina ha chiesto l’assoluzione ai sensi del secondo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale, ovvero quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso. Il collegio difensivo composto dagli avvocati Giorgio Assenza e Massimo Garofalo, invece, al termine di arringhe articolate ha chiesto l’assoluzione ampia mancando tutti i presupposti del reato visto che in sindaco Alfano non ha avuto nessun vantaggio e nessuno ha subito danni. Il Gup dopo la camera di consiglio ha assolto Alfano con la formula più ampia.
Il fascicolo era stato aperto dopo che, qualche giorno dopo il sopralluogo, i giovani della «Fabbrica di Nichi» avevano diffuso un video con le immagini delle auto sulla pista dell’aereoporto comsiano ed il sindaco a bordo pista. Dopo l’interrogatorio davanti al procuratore di Ragusa Carmelo Petralia il sindaco Alfano si era detto concorde alla scelta di aprire l’inchiesta in modo da ristabilire la verità dei fatti.
«Chi mi conosce - aveva affermato, tra l’altro, Alfano -, sa che, nell’esercizio delle funzioni pubbliche non ho mai consentito che logiche di interesse privato e personalistiche avessero la meglio sull’interesse della mia amata Comiso. A questa regola ho inteso sottostare con fermezza, prestando obbedienza, con scrupolo e rigore morale, solo al principio del bene comune. La mia coscienza è a posto, nella consapevolezza del duro lavoro svolto per consegnare alla città, nel più breve tempo possibile, il tanto atteso aeroporto».

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