Comiso, l’esclusione dal Piano nazionale: «La Regione scommetta sull’aeroporto»

L’intervento dell’ex direttore di Malpensa, Gianni Scapellato, dopo il «declassamento» del «Magliocco»
Ragusa, Archivio

COMISO. Comiso è stata esclusa dal piano nazionale degli aeroporto. È tra quegli aeroporti di cui lo Stato non vuole occuparsi e su cui le Regioni dovranno decidere: gestirli direttamente dismetterli. Sulla vicenda dello scalo comisano interviene, ancora una volta, Gianni Scapellato, ex direttore di Malpensa e Rimini, comisano che alla realizzazione dello scalo ha prestato la sua opera come consulente. Scapellato non condivide il piano del ministro Passera, ma ritiene che, per la regione, questa possa essere un’opportunità. «È strano – afferma - che aeroporti come Genova, Palermo e Torino siano in classe superiore a Catania che di traffico ne fa quanto loro tre messi insieme. Se invece sono in classe superiore perché capoluogo di regione, allora che ci stanno a fare Bergamo con la prima, Firenze e Cagliari nella seconda e Ancona, Reggio Calabria e Trieste nella terza? Il problema dell’atto di indirizzo sta solo nei finanziamenti che vanno a tre aeroporti, Roma, Milano e Venezia, mentre il potenziamento di tutti gli altri scali è ritenuto possibile solo nel medio - lungo periodo. Cioè se avanzano soldi». Per Scapellato, dunque, la scelta del governo è stata fatta per premiare alcune realtà a discapito di altre. Ma ritiene che la Regione debba trasformare questo ostacolo in una “opportunità”. «Se si trasferiscono alle Regioni la proprietà di sedime e le infrastrutture, saremo più vicini alle aviazioni civili evolute, dove anche i grandi aeroporti sono di proprietà di contee e città. L’aeroporto di Comiso è l’antesignano, in Italia. Se le Regioni interessate avessero coraggio, sarebbero in grado di innalzare il tasso di appetibilità commerciale degli scali ”cenerentola”. Come? Per esempio aumentando l’arco temporale della concessione a 100/150 anni, o eliminando tasse e balzelli aeroportuali, o liberalizzando le tariffe di handling, o integrandoli con le reti di trasporto terrestre regionale. Invece di piangere, io mi aspetterei che le Regioni dicessero: “Ce li prendiamo noi gli aeroporti nei nostri territori, e li liberiamo dal giogo del centralismo immobilista”. Non cambia l’operatività dei voli di un aeroporto, che sia nazionale o regionale, e non cambia la gratuità dei servizi statali in aeroporto, che sono regolati dal Codice della Navigazione allo stesso modo fra aeroporti statali e aeroporti di enti pubblici territoriali. Cambia solo chi fa l’investimento. Lo Stato o la Regione. Forse è meglio la seconda. È un’occasione ghiotta, per le regioni, prendersi il controllo degli aeroporti sottraendoli all’Enac. Ma non accadrà. Tutto entrerà nell’enorme calderone del dare e avere reciproco e questa ulteriore stupidaggine passerà, col sorriso di Passera».

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