Scicli, sequestrati due villaggi turistici L’accusa: «Scarichi fognari irregolari»

Sono «Baia Samuele» e «Marsa Siclà», entrambi di Sampieri, località resa celebre dalla fiction di Montalbano
Ragusa, Archivio

SCICLI. Sequestro preventivo per due villaggi turistici a Sampieri, per i mezzi di una ditta di espurgo e due funzionari comunali indagati. Scicli entra nella cronaca con un'operazione eseguita ieri mattina nella «reggia» del turismo ibleo. Perché andare sulla spiaggia di Sampieri e fare un bagno nel suo mare è come andare ai Caraibi con il «di più» di avere sullo sfondo la suggestiva «mannara» del commissario Salvo Montalbano che è l'ex fornace Penna, esempio di archeologia industriale dell'isola.
Mare azzurro ed acque limpide, quindi, a parte qualche episodio di inquinamento che, nell'estate scorsa, ha fatto alzare il grido di allarme sulla costa iblea. Ed ieri quel grido di allarme ha preso forma con l'operazione portata a termine dai carabinieri della Compagnia di Modica e della Capitaneria di porto di Pozzallo. Tre i provvedimenti per una operazione che ha impegnato unità terra-mare-cielo.

Il primo riguarda il sequestro preventivo, per i due villaggi turistici - Baia Samuele e Marsa Siclà - immersi in una macchia mediterranea di grande pregio, disposto dal Gip presso il Tribunale di Catania sulla scorta di indagini svolte dai carabinieri di Modica e della Capitaneria di Porto di Pozzallo su coordinamento della Dda della città etnea; il secondo è sempre del Gip catanese ed ha raggiunto la ditta «Buscema Giovanni Carmelo servizi ambientali» di Modica i cui mezzi sono stati posti sotto sequestro; il terzo, infine, è della Procura della Repubblica di Modica che ha disposto due informazioni di garanzia per altrettanti funzionari, B. A. C. e V. S., entrambi in forza al servizio manutenzioni-acquedotto-fognatura del Comune di Scicli. Alla base ci sarebbe l'ipotesi di un traffico illecito di rifiuti, in particolare reflui fognari, che avrebbe interessato le due strutture ricettive dove, nei mesi estivi, si registrano punte elevate di presenze.
Reflui che, a causa del sottodimensionamento degli impianti dei due villaggi turistici, fra i più grandi in Italia per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro, finivano per «infiltrarsi» nei terreni circostanti e per essere «prelevati» dai mezzi di espurgo della ditta Buscema che provvedeva a smaltirli. Le ispezioni eseguite dai militari dell'Arma e dagli uomini della guardia costiera, nella scorsa estate, hanno rilevato uno stato di inquinamento, in particolare nei fine settimana e nei tratti di mare in cui ricadono i due villaggi. Dall'esame delle documentazioni acquisite nelle due strutture ricettive nell'agosto scorso, dal controllo di pozzetti di accumulo e da altre attività tecniche supportate da consulenze esterne disposte dal magistrato sono state accertate gravi carenze strutturali nello smaltimento dei rifiuti e nello scarico dei rifiuti liquidi, il tutto con una carenza di adeguati controlli da parte della autorità comunali competenti. La Procura modicana diretta da Francesco Puleio avrebbe anche accertato che presso il villaggio Marsa Siclà non esisterebbe alcun impianto di depurazione, ma solo una vasca di raccolta dalla quale i reflui vengono convogliati al depuratore comunale in assenza di un perfetto sistema di misurazione, mentre quello di Baia Samuele non avrebbe le caratteristiche tecniche necessarie per garantire un buon funzionamento.
Ieri la direzione del «Marsa Siclà» ha respinto «le contestazioni di gestione e di smaltimento abusivo di rifiuti contenute nell'ordinanza di sequestro preventivo» ed ha stigmatizzato «il gravissimo danno patito dalla struttura e da quanti lavorano e collaborano». Da «Baia Samuele» ieri nessuna replica.

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