Valle dell’Irminio, i geologi: un rischio le trivellazioni

I responsabili di Legambiente si basano sulle osservazioni dei tecnici della Provincia: «Sono in pericolo le sorgenti e i pozzi della zona»
Ragusa, Archivio

RAGUSA. Le osservazioni del settore geologia della Provincia alla richiesta di trivellazioni di petrolio nella valle dall’Irminio, a poca distanza dal fiume, al centro di un duro intervento di Legambiente. “A rischio le sorgenti e i pozzi nella Valle dell'Irminio: è questa la sintesi delle osservazioni del Settore Geologia della Provincia regionale di Ragusa” - scrivono gli ambientalisti secondo cui, “per il settore geologia della provincia di Ragusa ci possono essere impatti relativi alla sfera idrogeologica ed idrologica potenzialmente assai gravi. In particolare c’è il rischio di perdere la sorgente Mussillo, la più importante della provincia, con una portata di circa 500 litri al secondo che alimenta l’irrigazione di 3000 ettari di terreni irrigui nel territorio di Scicli, oltre ad altre fonti idriche quali le sorgenti Giummarra e Fontana Nuova, i pozzi Eredità, Castellana e quelli del Consorzio di Bonifica di cui due servono per alimentare l’acquedotto di Marina di Ragusa”. Legambiente continua: «Il settore geologia della Provincia critica tutto lo studio di impatto ambientale presentato dalla società ”Irminio srl”. Dalla carenza di dati, alla ristrettezza dell’area indagata, ai modelli matematici proposti che non si adattano alla situazione carsica tipica della valle dell’Irminio, dall’utilizzo di traccianti inadatti per valutare eventuali inquinamenti, alla tecnica di perforazione». Pare che la relazione, affidata ad una ditta esterna, sia stata inviata nei tempi previsti alla Regione, ma altre integrazioni, che sarebbero molto critiche verso il progetto, sarebbero state trasmesse in ritardo. E così la Regione non le avrebbe prese in considerazione – riferisce Legambiente -. «Ma anche la Regione, pur sapendo dell’arrivo della relazione della Provincia ha chiuso l’istruttoria con eccessiva fretta – continuano gli ambientalisti - con la conseguenza di concludere positivamente la valutazione di impatto ambientale pur trovandosi davanti ad un caso molto ma molto delicato». Sulla base di studi scientifici, in particolare la carta della vulnerabilità delle falde idriche redatta dal professore Aureli, in quella zona “data l’alta permeabilità per fessurazione e la presenza di fenomeni carsici, un inquinante, se sufficientemente veicolato, può raggiungere la falda in poche ore lungo gli alvei e in qualche giorno dalla sommità dei rilievi; le sostanze nocive, una volta giunte in falda, si diffondono velocemente pervenendo rapidamente ai punti di sfruttamento, sorgenti o pozzi posti più a valle, facendo riscontrare un inquinamento caratterizzato da picchi marcati”. Per Legambiente, tra l'altro, il progetto non sarebbe compatibile con il piano paesaggistico.

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