Botte, fango addosso, zampe legate: cane randagio massacrato a Vittoria

L’orribile morte scoperta da una volontaria. Il corpo è stato trascinato per decine di metri lungo una strada sterrata
Ragusa, Archivio

VITTORIA. Lo hanno massacrato di botte, gli hanno legato le zampe posteriori, lo hanno ricoperto di fango, riempiendogli persino la bocca e, dopo averlo trascinato per diverse decine di metri su una strada sterrata di campagna lo hanno abbandonato vicino ad un cumulo di immondizia. È una fine orribile quella che ignoti delinquenti hanno riservato a un randagio, ucciso con inaudita crudeltà in un terreno libero di Contrada Salmè, a pochi chilometri dall'abitato. A fare la macabra scoperta è stata, ieri mattina, Assunta Lucenti, 39 anni, volontaria della federazione italiana benessere animale. «Erano le dodici e trenta – racconta Assunta – e come ogni giorno ero andata in campagna per accudire alcuni randagi ai quali porto qualcosa da mangiare. Appena sono arrivata mi sono ritrovata davanti agli occhi questa scena terribile: il cane giaceva accanto ad un cumulo di rifiuti, con le zampe posteriori incrociate a X e legate con uno spago e le zampe anteriori spezzate. Tutto il suo corpo, denti compresi, era ricoperto di fango: forse chi lo ha ucciso lo ha fatto così, costringendolo ad ingoiare la melma o forse seppellendolo vivo, per poi trascinarlo sulla strada, procurandogli ampi squarci sul bacino e sul dorso. Non è escluso nemmeno che lo abbiano finito proprio trascinandolo, legato, sul terreno accidentato. Comunque sia andata, una cosa è certa: questo episodio è di una crudeltà assoluta e va reso pubblico». Ieri pomeriggio la volontaria si è presentata nella caserma dei carabinieri per denunciare l'accaduto. Non è la prima volta che in città si registrano episodi del genere: quattro anni fa sei cuccioli e la loro mamma morirono avvelenati in un ricovero provvisorio per randagi. E un paio di anni fa un altro cane, poi battezzato Brin, venne trovato con tre zampe mozzate; fortunatamente, la sua è una storia a lieto fine. Il randagio, infatti, è stato curato ed è stato adottato da una famiglia di Bologna.

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