Estorsioni, quattro condanne Non c’è l’aggravante mafiosa

Gli episodi contestati dall’accusa risalgono a un periodo compreso tra la primavera e l’estate dello scorso anno
Ragusa, Archivio

VITTORIA. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, intorno alle 14 di ieri, è stata emessa la sentenza di primo grado nei confronti dei quattro vittoriesi arrestati nel dicembre dell’anno scorso nell’operazione «On the beach 2» messa a segno da agenti della Polizia di Stato e militari dell’Arma dei carabinieri con l’accusa di avere messo a segno diverse estorsioni tra Scoglitti e Vittoria, nel periodo compreso tra l’aprile e il luglio del 2011.
La sentenza, al termine del processo col rito abbreviato, è stata emessa dal Gup del Tribunale etneo, Alessandro Ricciardolo. Il giudice delle udienze preliminari ha accolto quasi in toto le richieste del collegio difensivo composto dagli avvocati Daniele Scrofani, Salvatore Citrella e Maurizio Catalano, escludendo l’aggravante dell’articolo 7 della legge antimafia, ovvero per avere agito con metodi mafiosi, così come le altre aggravanti contestate. Le condanne, quindi, sono stati dimezzate rispetto alle richieste del Pm della Direzione Distrettuale Antimafia Lucio Setola.
Alla pena di sei anni e otto mesi di reclusione e 2.000 euro di multa, rispetto ai 12 anni di reclusione chiesti dall’accusa, sono stati condannati Emanuele Galofaro, 31 anni e per Pietro Alessandrello, 24; il primo difeso dall’avvocato Scrofani, il secondo dall’avvocato Catalano; 5 anni e 4 mesi di reclusione e 1.100 euro di multa, rispetto ai 10 anni chiesti dal Pm, sono stati inflitti a Francesco Battaglia, 26, difeso dall’avvocato Catalano, tutti già coinvolti nella prima operazione messa a segno da Carabinieri e Polizia nell’agosto dell’anno scorso, mentre 2 anni e 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa, rispetto ai sei anni chiesti dalla Procura, sono stati comminati a Gianluca Nicosia, 37 anni, difeso dall’avvocato Citrella. Due delle presunte vittime del racket del pizzo si sono costituite parte civile con gli avvocati Valerio Palumbo e Marcella Morgante. Il Gup disposto il pagamento delle spese legali sostenute mentre ha demandato al Tribunale civile la quantificazione dell’indennizzo.
Alessandrello e Garofalo erano stati arrestati la prima volta per una sola estorsione, che risale al 14 luglio dell’anno scorso, per cui avevano scelto il processo col rito abbreviato. La difesa, quindi, ha chiesto di unificare questo fascicolo con gli altri due, visto che Alessandrello e Garofalo sono stati raggiunti, tra agosto e dicembre del 2011, da altre due ordinanze per altre otto estorsioni tra tentate e consumate. Tesi accolta dal Gup che ha riunificato i tre fascicoli. Secondo l’accusa la banda si presentava dalle vittime chiedendo soldi per sostenere le famiglie dei carcerati del clan della «Stidda» e le spese legali. A svolgere le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania sono stati Polizia e carabinieri di Ragusa e Vittoria

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