Acate, alveo del fiume Dirillo: completati i lavori di risistemazione

I danni erano stati provocati dall’alluvione conseguente al passaggio del ciclone Athos. Un intervento realizzato in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra Pubbliche amministrazioni che può diventare un modello di riferimento
Ragusa, Archivio

VITTORIA. Sono iniziati a luglio e sono stati completati nei giorni scorsi i lavori di risistemazione dell’alveo del fiume Dirillo, in territorio di Acate, dopo i danni che erano stati provocati dall’alluvione conseguente al passaggio del ciclone Athos.Un intervento realizzato in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra Pubbliche amministrazioni che, per la prima volta, si è realizzata e che può rappresentare un modello di riferimento ogni qualvolta dovessero verificarsi eventi calamitosi.

E’ quanto sostiene il direttore generale del Consorzio di bonifica n.8 di Ragusa, Giovanni Cosentini, che di questo sistema è stato per certi versi l’ispiratore. “Siamo grati a tutti gli enti – afferma Cosentini – che hanno collaborato. Ma soprattutto bisogna essere grati alla Prefettura di Ragusa che, accogliendo la nostra richiesta per quanto concerne questo nuovo sistema di interazione, non solo l’ha accettata ma l’ha anche coordinata, dimostrando perizia specifica. Mettere assieme il nostro Consorzio, con gli enti consortili di Palermo e Catania, con la Provincia regionale di Ragusa, con il Genio civile di Ragusa, con il Comune di Acate, con l’Esa e con la Protezione civile, si è rivelata una strada vincente che, secondo noi, bisognerà percorrere anche in altre occasioni. E’ stata consumata una esperienza, insomma, che sarebbe davvero un peccato disperdere. Tutti ci siamo rimboccati le maniche per riuscire a centrare un obiettivo che ha permesso la parziale risistemazione del Dirillo in tempi quasi da record. E’ chiaro che l’alveo del fiume, per la sua conformazione, avrebbe bisogno di un progetto idraulico nuovo di zecca. Ma nel frattempo abbiamo tamponato le varie difficoltà esistenti, con il ripristino degli argini, determinando interventi di spessore sul campo. Certo, adesso ci vogliono i finanziamenti per mettere le opere a regime. Ma un primo segnale, con questo nuovo modus operandi, è stato senz’altro dato”.

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