Cia ragusana sarà ridimensionata, 8 licenziati

La razionalizzazione delle risorse e delle spese superflue si abbatte sull’ultimo anello della filiera: le organizzazioni sindacali

RAGUSA. Razionalizzazione delle risorse e tagli alle spese superflue alla confederazione italiana agricoltori. Uno tsunami che ha colpito l’ultimo anello della filiera agricola: le organizzazioni sindacali. I soci non pagano i servizi, non hanno le risorse economiche, e la sede centrale, a Roma, non eroga in periferia più alcun finanziamento. Così otto unità lavorative su 22 in organico, alcune figure storiche della Cia ragusana, come il direttore Massimo Salinitro e il presidente Pippo Drago, sono state licenziate e non hanno percepito le mensilità pregresse. E neppure un centesimo delle spese accessorie i cosiddetti rimborsi per le trasferte o missioni. Tra breve la sede di viale Europa, a Ragusa, sarà chiusa e gli uffici trasferiti in una struttura meno costosa. «Occorre ripartire con una struttura più snella e meno costosa – dice Pino Salinitro, responsabile della Cia ragusana -, c’era l’esigenza di fare dei tagli drastici sul costo del personale e della confederazione in ambito provinciale. Tra breve il commissario straordinario Daniele Toniolo ultimerà il suo mandato a Ragusa e la Cia avrà eletto gli organi elettivi sia ambito cittadino che extraterritoriale. La manovra finanziaria varata dal governo Monti ha penalizzato in maniera devastante i patronati e i centri di assistenza che devono sopravvivere solo con i servizi che erogano ai soci e alle imprese». Tanti soci hanno abbandonato la Confederazione italiana agricoltori e alcune figure storiche della Cia sono pronte a lavorare in altre realtà. «Stiamo lavorando in un’ottica diversa – afferma Salinitro - più moderna e funzionale e a passo con i tempi. Non è da escludere l’inserimento in organico di qualche figura storica della nostra organizzazione che è stata, al momento, messa in disparte». A proposito del mondo agricolo restano sul tappeto due vertenze: il prezzo regionale del latte fermo a 37 centesimi al litro e la commercializzazione dei prodotti agroalimentari legati al territorio. Una battaglia che anche la Cia ragusana dovrà, superata la fase commissariale, sostenere nelle sedi opportune. Iniziando dal nuovo governo della Regione.

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